La “professionalizzazione” della cinofilia

Sono stata assente per qualche giorno e avrei tanta voglia di parlare di cani. Solo ed esclusivamente di cani. Eppure c’è qualcosa che mi frena, dolci note di polemica si fanno spazio nella mia mente! E poiché credo fortemente nell’importanza di seguire la vena creativa così come viene (non sono una giornalista, né una scrittrice, scrivo solo per sano egoismo di bisogno catartico!), parlerò di un argomento che mi sta tanto a cuore: l’importanza di “professionalizzare” il settore cinofilo.

Questa brutta e cacofonica parola che in italiano non significa nulla, è una mia tipica “lisata” (che non è una risata cinese, ma solo una delle tante terminologie da me partorite), che equivale a dire “rendere professionale”. Vi ho raccontato spesso di quanto frustrante sia svolgere un mestiere per il quale abbiamo seguito una lunga e dispendiosa formazione, seminari, corsi di aggiornamento, esperienza sul campo (personale e con i cani di altri persone)…eppure, questo non basta mai. C’è sempre qualcuno più furbo di te.

Ho quasi concluso la tesi che presenterò per il master che ho finito di frequentare a Giugno: ho svolto il tirocinio presso una asl del centro Italia (la stessa dove avevo svolto il tirocinio per la tesi di laurea 11 anni fa), e ho potuto toccare con mano gli enormi crateri della pubblica amministrazione italiana. A poco più di 20 anni ti rendi poco conto di come funziona il mondo intorno a te (tanto ci sono mamma e papà che ci pensano al posto tuo); a 35 suonati, tutto cambia e inizi a chiederti: “ma davvero i nostri soldi pubblici vengono usati così?”.

Questo è niente, se paragonato alla formazione. Scriverò un post su quello che penso del business della formazione in Italia – soprattutto nel campo della cinofilia – ma non oggi. Oggi voglio soffermarmi sull’aspetto del volontariato. Ma non di quelle persone che usano il loro tempo libero per dedicarsi agli animali meno fortunati: quelle sono persone meravigliose, secondo me. Fanno anche troppo rispetto a quello che dovrebbero, ed è proprio questo il problema.

Il problema è che le istituzioni hanno capito il giochino e hanno iniziato a marciarci sopra; non so come funzioni altrove, ma la Toscana negli ultimi decenni è diventata la regione del “finto associazionismo”. Altra terribile “lisata” che sta a significare come-lo-stato-risparmia-denaro-chiedendo-prestazioni-a-carattere-professionale-alle-associazioni-di-volontariato-invece-che-ai-professionisti-almeno-non-li-paga. Attenzione ai finti moralismi dunque: un educatore cinofilo ha gli stessi identici diritti di essere pagato per le sue prestazioni professionali al pari di tutti gli altri professionisti. Ad un ingegnere, un architetto o un commercialista chiederesti di lavorare gratis? Embè, allora perché noi dovremmo?

Perché si fa leva sull’aspetto caritatevole della situazione: se vuoi veramente bene agli animali, DEVI essere disposto a lavorare gratis. Mmmh, però c’è qualcosa che non mi torna. I medici negli ospedali prendono svariate migliaia di euro al mese, loro sì che sono brutte persone che non vogliono bene al prossimo allora, altrimenti lo farebbero probono!

No, signori, io mi oppongo. Gratis non significa fatto bene e a pagamento non significa fatto senza cuore. In un paese civile, le persone che lavorano devono riscuotere e su questo non transigo, né ora, né mai. Per vari motivi:

  • Perché il vero professionista ha fatto formazione e quest’ultima costa;
  • Perché il vero professionista si aggiorna continuamente e questo costa;
  • Perché il vero professionista che lavora solo di questo paga le tasse, l’assicurazione e i contributi e anche tutto questo ha un costo;
  • Perché il vero professionista può avere un campo (e la manutenzione costa), dei figuranti e delle attrezzature che vanno pagate;
  • Perché la professionalità si paga. Punto.

E lo sapete anche cosa si paga? La responsabilità. Mi spiego meglio: ad un volontario si può chiedere di aiutarci nella vita pratica di tutti i giorni (pulire, dare da mangiare ai cani, sistemare le scartoffie, etc.) e di “compensare” alle carenze emotive che i cani senza famiglia quasi sempre hanno: il bisogno del contatto umano, del gioco, della presenza dell’uomo. Ma è scorretto chiederli di assumersi la responsabilità etologica dell’animale!

Che cosa significa responsabilità etologica? Significa la comprensione (e la conseguente spiegazione ad un potenziale futuro proprietario) di quelle che sono le caratteristiche, le esigenze e le peculiarità di quello specifico cane.

  • Che taglia diventerà? Quanto peserà da grande? Perderà il pelo?
  • Che tipologia di cane è? Quali esigenze specifiche avrà?
  • Sarà un cane attivo e dinamico o tranquillo e “polendone”?
  • Sarà adatto a stare con i bimbi? Andrà d’accordo con gli altri cani di casa e con i gatti?
  • Riuscirò a portarlo ovunque? Quanto impegnativo sarà?
  • Potrò fare con lui quell’attività che mi piace tanto?
  • Come posso insegnarli ad essere un cane educato?
  • Come faccio ad abituarlo alla vita in casa?

Queste domande sono legittime: preoccupatevi se un aspirante proprietario non ve le fa! Amare i cani come se fossero bambini non significa necessariamente avere le risposte giuste. Già, ma poi cosa si intende per “giusto”? La cinofilia non è mica una scienza esatta! No, non lo è, ma la cinofilia moderna – per fortuna – si basa su studi empirici, esperimenti e ricerche scientifiche che ogni professionista dovrebbe conoscere e poter tramandare a chiunque gli chieda spiegazioni. “Si fa così perché io è trent’anni che faccio così” è una frase che mi sono ampiamente stufata di sentire! Il fatto che tu abbia sempre fatto così non vuol dire che fosse la cosa giusta. Il volontario appoggia e sostiene il ruolo del tecnico, al pari di come una brillante segretaria riorganizza le scartoffie dell’avvocato o di come un intraprendente infermiere coordina gli impegni del medico. Sono semplicemente ruoli, competenze e passati formativi diversi, che non sarebbero altrettanto efficienti gli uni senza gli altri.

Oggi sono capitata per caso sul sito istituzionale di un Comune capoluogo di provincia della mia regione. Era un annuncio ormai scaduto, ma ha attirato la mia attenzione e ho voluto leggerlo ugualmente. Il Comune era alla ricerca di 7 membri per comporre il consiglio dell’ “Osservatorio affari animali”. Nella fattispecie, si ricercavano 7 persone “appartenenti alle associazioni animaliste maggiormente di spicco” e per questo “disponibili a non percepire alcun compenso dal Comune di xxxxx per questo incarico, che non era in nessun caso da considerarsi un rapporto di lavoro.” Dunque, fatemi riassumere per bene: lo Stato – rappresentato dal sistema universitario ma anche semplicemente da quello della più generica formazione – sforna educatori, istruttori, riabilitatori, operatori, insomma, tutti gli “ori” cinofili che vi vengono in mente, senza però fornirgli possibilità di sbocco lavorativo che non sia la libera professione. Attenzione però, perché nemmeno nella libera professione lo Stato ci tutela: domani chiunque può alzarsi dal letto – uno studente, un operaio, un impiegato o un imbianchino – e decidere che da quel giorno in poi lui sarà “un professionista cinofilo”. La realtà è che tutti i ruoli importanti sono già occupati dalle associazioni di volontariato o dai medici veterinari. Vediamo cosa recita la tanto applaudita legge regionale Toscana 59/2009:

CAPO I
Disposizioni generali
Art. 1
Finalità
1. La Regione Toscana, in coerenza con le finalità dell’articolo 4 del proprio statuto, promuove e disciplina la tutela degli animali, condanna gli atti di crudeltà verso di essi ed il loro abbandono, favorisce interventi volti a contrastare il randagismo ed opera affinché sia promosso, nel sistema educativo dell’intera popolazione, il rispetto degli animali ed il valore della corretta convivenza tra animali e uomo.
2. Ai fini di cui al comma 1, la Giunta regionale valorizza il ruolo delle associazioni senza scopo di lucro e delle imprese sociali, riconosciute ed iscritte in albi istituiti con leggi regionali, aventi finalità di protezione e difesa degli animali, sostiene la cultura animalista ed ogni corrente di pensiero ispirata al rispetto ed alla protezione degli animali.

Ergo: ti valorizzo solo ed esclusivamente se non mi costi nulla!

CAPO VII
Informazione e formazione
Art. 36
Formazione e aggiornamento professionale
1. La Giunta regionale, tramite la struttura competente, approva indirizzi per gli interventi di formazione e aggiornamento a favore delle guardie zoofile volontarie e delle associazioni riconosciute iscritte in albi istituiti con legge regionale, aventi finalità di protezione degli animali.
(…)
3. La Giunta regionale promuove corsi di formazione rivolti ai proprietari dei cani morsicatori di cui all’articolo 23.

Che bello, direte voi cinofili! Possiamo organizzare i patentini per i cani morsicatori! Mmmmh, in realtà no, leggete bene cosa dice la legge nazionale attualmente in vigore:

MINISTERO DELLA SALUTE

Ordinanza del 6 agosto 2013 (in G.U. n. 209 del 6 settembre 2013) Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani.
Art. 1
5. Sono istituiti percorsi formativi per i proprietari di cani, in conformità al decreto ministeriale 26 novembre 2009, con rilascio di un attestato di partecipazione denominato patentino. I percorsi formativi sono organizzati dai comuni congiuntamente ai servizi veterinari delle aziende sanitarie locali, i quali possono avvalersi della collaborazione dei seguenti soggetti: ordini professionali dei medici veterinari, facoltà di medicina veterinaria, associazioni veterinarie e associazioni di protezione animale. Il comune, su indicazione del servizio veterinario ufficiale, individua il responsabile scientifico del percorso formativo tra i medici veterinari esperti in comportamento animale o appositamente formati dal Centro di referenza nazionale per la formazione in sanità pubblica veterinaria, istituito presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna.

E i professionisti cinofili??? NON PERVENUTI! Pensavate fosse finita? No, vi do il colpo di grazia.

CAPO VIII
Commissione per la tutela degli animali
Art. 38
Commissione regionale per la tutela degli animali
E’ istituita la Commissione regionale per la tutela degli animali, con compiti consultivi sull’applicazione della presente legge e sull’individuazione di strumenti per la tutela del benessere degli animali di seguito denominata “commissione”.
La commissione è composta da:
a) l’assessore regionale per il diritto alla salute, o suo delegato, che la presiede;
b) un funzionario della struttura della Giunta regionale competente in materia di sanità pubblica veterinaria;
c) tre rappresentanti dei servizi veterinari delle aziende USL individuati dalla struttura della Giunta regionale competente in materia di sanità pubblica veterinaria;
d) un veterinario designato dalla federazione regionale degli ordini dei medici veterinari;
e) un rappresentante della facoltà di medicina veterinaria delle università degli studi aventi sede in Toscana;
f) un rappresentante dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Regioni Toscana e Lazio;
g) cinque rappresentanti designati da associazioni senza scopo di lucro ed imprese sociali, riconosciute ed iscritte in albi istituiti con leggi regionali, aventi finalità di protezione e difesa degli animali;
h) un rappresentante dei comuni ed un rappresentante delle province, designati dal Consiglio delle autonomie locali;
i) un dirigente della struttura della Giunta regionale competente in materia di tutela della fauna.


E gli educatori? Gli istruttori? I riabilitatori? Insomma, quelli che fisicamente lavorano con i cani? Eh no gente, non scherziamo. Se fossero stati messi dentro la commissione anche loro poi queste cose la Regione avrebbe dovuto farle per davvero! Invece, in questo modo, resta tutto solo ed esclusivamente sulla carta, come sempre accade in Italia. E se provi a controbattere “eh, però noi la legge l’abbiamo fatta! Non è mica colpa nostra se poi non viene applicata!”. A me viene il dubbio che ci sia qualcosa di leggermente politico sotto, forse gli animalisti sono numericamente maggiori dei cinofili e il loro voto ha più peso?

Avete capito adesso cosa intendo per “professionalizzazione” della cinofilia? Rispetto, dignità professionale e maggiore possibilità di carriera. Tutte cose che – per chi ha studiato e lavorato duro per imparare al meglio – dovrebbero essere concesse di base, se non altro per merito.

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