Il caso studio di Stefano e Ziggy

Stefano mi contatta online, in quanto cliente di un noto marchio di alimenti per cani per il quale svolgo attività di consulenza ai proprietari. Il suo cane, Ziggy, è un Labrador maschio intero di 5 anni color miele, preso dalla cucciolata di un’amica all’età di 40 giorni. 

Ci racconta che fino a 4 anni non ha avuto una grande socializzazione, poiché vivevano in un posto isolato. Uscivano la mattina per i bisogni, più altre 2-3 uscite giornaliere per sporcare e qualche lancio del bastone. Stefano in seguito ha cambiato casa, pertanto è cambiata anche la sua routine con il cane: adesso vanno tutti i giorni al parco nell’area di sgambamento, anche per 2-3 ore.

I comportamenti sgraditi di Ziggy per Stefano sono:

  • Muso a terra e perenne ricerca di odori
  • Mancanza di attenzione verso il proprietario quando è libero
  • Richiesta di attenzioni in casa tramite abbaio, anche quando ci sono ospiti

In quest’ultimo caso, Stefano mi racconta che Ziggy abbaia perché richiede il lancio di oggetti. Sottolinea anche che è ossessionato da qualsiasi cosa rimbalzi. Inoltre, questa ricerca continua di tracce odorose, lo porta a tirare al guinzaglio e verso gli altri cani (con i quali comunque va d’accordo).

Alcune considerazioni di base

Non abbiamo informazioni sulla storia genetica di Ziggy, considerato che non proviene da un allevamento registrato; non possiamo però escludere una forte motivazione di razza su base genetica, sia per quanto riguarda la ricerca olfattiva, sia per la forte predisposizione al riporto (retrieving). Anche la precoce età alla quale Ziggy è stato prelevato dalla madre (40 giorni invece dei 60 minimi previsti dalla legge), mi porta a non escludere che il distacco anticipato possa in qualche modo aver influito sulla carenza di inibizioni e di autocontrolli di Ziggy (ricordo che a questo proposito, il rapporto del cucciolo con la madre e i fratelli svolge un ruolo essenziale nella vita di una specie a prole inetta come il cane).

La ricerca di odori

Ziggy è un cane dall’arousal molto alto: questo significa che il suo livello di attivazione è tale da tenerlo costantemente in attivazione. L’utilizzo dell’olfatto gli consente di soddisfare la sua forte motivazione perlustrativa, ma contemporaneamente lo pone in una sorta di “bolla” temporale e spaziale dal quale nessuno riesce a toglierlo, nemmeno il proprietario. 

Il mio consiglio sotto questo aspetto è quello di permettere a Ziggy di soddisfare questa sua esigenza in un percorso strutturato, ovvero creare con l’ausilio di una persona professionista di questo settore (per esempio nel mantrailing) un’attività specifica per Ziggy e per le sue abilità olfattive. In questo modo, quando Stefano e il suo cane sono insieme, possono dedicarsi ad altri tipi di attività che riguardino prevalentemente l’aspetto sociale e relazionale. Il cane non va mai punito per nessun motivo quando utilizza l’olfatto; non ci scordiamo infatti che per molti questo rappresenta anche una strategia per gestire i momenti di stress (coping) e per favorire il rilascio di endorfine e reperire informazioni sull’ambiente e sui cani passati di lì prima di lui. Molto utile è monitorare i cani durante la passeggiata, osservarli per carpire l’esatto istante in cui si staccano da una traccia, per attirare la loro attenzione prima che si perdano dietro ad un ulteriore odore. Quel frammento di tempo è la nostra risorsa, l’aggancio relazionale che dobbiamo sfruttare facendo molta attenzione a non esagerare con fischietti, schiocchi con le labbra, richiami con il nome che se abusati, rischiano di perdere di salienza agli occhi (ma soprattutto agli orecchi) del cane. Se il protocollo funziona (e vi garantisco che lo fa, laddove tra i due individui c’è una buona relazione) e il cane vi presta attenzione con lo sguardo e con il corpo avete fatto bingo! Bizzeffe di rinforzo sociale e ogni tanto qualche premietto faranno da ciliegina sulla torta come rinforzo positivo.

Le attività ludiche

E’ molto importante che i cani come Ziggy abbiano ben chiaro quando inizia e quando finisce una determinata attività: questo è utile per aiutarli a modulare l’arousal, senza rischiare che si annoino prima che questa finisca (arousal troppo basso) oppure che smettano quando l’eccitazione è ancora alle stelle (arousal troppo alto). Si può a questo proposito insegnare al cane un gesto per fargli capire che inizia il gioco e un altro differente per fargli invece intendere che la sessione è finita. Durata e attività devono essere coerenti con la stazza, l’età e le motivazioni dello specifico cane. Io tenderei ad evitare l’utilizzo di oggetti sferici con Ziggy se questi hanno un effetto “di chiusura” nei confronti del cane. Le attività che proponiamo ai nostri amici a quattrozampe devono soddisfare le loro motivazioni, devono essere appaganti ed aiutare i cani a raggiungere uno stato di rilassatezza; se il cane “spegne il cervello”, si chiude al mondo, in poche parole non capisce più nulla, dobbiamo valutare che forse è opportuno rimodulare l’attività e strutturarla affinché per il cane abbia un senso e un obiettivo. Purtroppo la pallina per alcuni cani diventa una vera e propria ossessione, in quei casi io suggerisco alle persone di investire il loro tempo in giochi più relazionali, per esempio il “tira e molla”. Non solo, visto che Ziggy pur essendo un maschio intero va d’accordo anche con gli altri maschi (questa è una grande risorsa!) io lo spingerei più verso il gioco con gli altri cani e meno verso gli oggetti.

Il richiamo 

Non possiamo sapere che tipo di relazione abbiano Ziggy e Stefano, ma ho il dubbio che il loro rapporto sia in qualche modo “filtrato” dalla perenne presenza di oggetti tra di loro. Se a questo sommiamo la forte motivazione perlustrativa di Ziggy e quella sociale verso gli altri cani, purtroppo il risultato è che il richiamo in libertà sia abbastanza scadente. C’è però un aspetto positivo in tutto questo, e cioè il fatto che Ziggy sia un Labrador, vuoi che non sia appassionato di cibo?! Io proporrei a Stefano di insegnare a Ziggy un target, attraverso l’utilizzo del clicker training: quando un cane ha una motivazione di razza così forte nei confronti degli stimoli ambientali, la relazione può non bastare come unica risorsa per il richiamo, soprattutto in un caso come questo, dove il rapporto tra questi due individui è sempre stato condizionato da due stimoli con una salienza enorme per questo cane: odori e oggetti. Le 2-3 ore che Stefano e Ziggy passano al parco quotidianamente, possono così essere utilizzate in parte anche per imparare l’utilizzo del clicker training, ovviamente meglio se con l’ausilio di una persona professionista del settore cinofilo; in questo modo, il binomio può fare un percorso che inizi da aree prive di stimoli in totale libertà, passando per l’uso della lunghina laddove necessario, fino all’area di sgambamento ricca di distrazioni.

La richiesta di attenzioni

Ziggy ha molto probabilmente imparato a richiedere attenzioni attraverso le vocalizzazioni, pertanto la prima cosa da fare è interrompere questo circolo vizioso attraverso l’uso di una punizione negativa: se tu manifesti un comportamento sgradito, io smetto di darti attenzione. Risulta fondamentale che Stefano non ceda a questo proposito, perché ogni volta che Ziggy abbaia e lui asseconda le sue richieste, sta di fatto rinforzando e dunque aumentando la probabilità che Ziggy lo riproponga in futuro. Visto che Ziggy trascorre molto tempo all’aperto giocando con il suo proprietario e altri cani, io suggerirei di dedicare l’ambiente casalingo ad altre attività, come per esempio la masticazione. Cani perennemente in attivazione come Ziggy, devono imparare ad “annoiarsi”, a capire che si può stare bene anche svolgendo attività che non coinvolgano olfatto e oggetti, capite bene che la masticazione è perfetta per questo! Trippa essiccata, corna di cervo, latte di yak, orecchie di maiale o bovino e così via…se Ziggy non è solito all’uso di masticativi, inizierei con qualcosa di non eccessivamente duro, valutando anche il suo gusto individuale. Ricordiamoci sempre che i Labrador tendono ad ingrassare, dunque sia le calorie dei masticativi, sia quelle relative ai premi usati per il clicker training, andranno inevitabilmente sottratte al totale dei pasti quotidiani.

Ricapitolando:

  • Meno riporto, più gioco sociale
  • Educazione all’attenzione, dapprima in contesti privi di stimoli
  • Rinforzo positivo in seguito al richiamo (es. targeting)
  • Inibizione dell’abbaio di richiesta tramite punizione negativa
  • Uso di masticativi, soprattutto in casa
  • Attività strutturate che soddisfino la motivazione perlustrativa (es. mantrailing)
  • Impostazione di una routine di gioco, con chiaro segnale di inizio e di fine