Il problema dell’antropomorfizzazione

Il problema dell’antropomorfizzazione

Sono tanti i problemi dell’antropomorfizzazione (o antropomorfismo, come preferite) e chi lavora nel mondo animale lo sa bene. Tralasciando per oggi l’aspetto etico e della dignità, mi voglio soffermare sulle conseguenze più profonde, quelle che vanno radicandosi nella cultura della nostra società.

Noi umani siamo capaci di una moltitudine di sentimenti: gioia, rabbia, dolore, frustrazione, desiderio di vendetta, affetto, etc. Alcuni sono insiti nella nostra genìa, altri si creano via via che cresciamo a causa delle sovrastrutture della nostra società. Nulla di male in tutto ciò, se non fosse che spesso siamo fermamente convinti che i nostri cani siano in grado di provare le stesse identiche emozioni che proviamo noi. Senz’altro questo avviene per quelle primarie: gioia, dolore, frustrazione, ansia, paura, eccitazione…il discorso cambia in alcune situazioni, quasi sempre quando il cane manifesta dei comportamenti indesiderati dal padrone.

Mi ha fatto la pipì sul divano per spregio, perché si voleva vendicare che me ne sono andata senza di lui!

Chiarirò questo concetto in maniera brutale, perché non voglio davvero più tornarci sopra (anche se mi tocca continuamente!): I CANI NON FANNO “GLI SPREGI”! O perlomeno, non nel senso in cui intendiamo noi esseri umani. Il cane non possiede – tra le sue tante abilità cognitive – quella di compiere un’azione conscio del fatto che a noi darà fastidio. Questa è pura antropomorfizzazione! Il cane, molto più semplicemente, trova un canale per comunicarci qualcosa: sta a noi – esseri “superiori” – spremere le nostre meningi (eventualmente con l’aiuto di un esperto) per capire che cosa!

  • Ansia: mi hai sempre permesso di salire sul divano, perché oggi no? Perché piove e io sono bagnato? Perché ci sono ospiti e il divano è dedicato a loro? E come fai adesso a spiegarmelo? Io marco il divano perché questa tua incoerenza (ieri mi ci facevi stare e oggi no) mi crea disagio.
  • Possesso di una risorsa: status sociale, dominanza, livello gerarchico…chiamatelo come vi pare, tanto non cambia niente, sempre di risorse si tratta. Ci sono cani naturalmente più portati ad accaparrarsi le risorse (per caratteristiche endogene, di razza, nate attraverso l’apprendimento, i motivi possono essere i più svariati!) a volte anche in maniera prepotente, tramite marcatura. Attenzione a non trascurare questo livello di comunicazione, che talvolta può sfociare in una vera e propria manifestazione aggressiva.
  • Problemi organici: siamo talmente concentrati sull’aspetto comportamentale, che talvolta ci scordiamo che i cani possono avere anche problemi organici, ovvero di salute. Se non c’è stato davvero nessun tipo di cambiamento nel nostro atteggiamento e nella routine familiare (ma facciamoci davvero un profondo esame di coscienza, perché talvolta ciò che per noi può sembrare irrilevante, per il cane non lo è affatto), parliamone con il nostro medico veterinario di fiducia.

Per concludere, cerchiamo ogni giorno di aprire un canale comunicativo con i nostri cani che vada oltre il bacio sulla fronte. Nell’arco di migliaia di anni – da quando il cane è diventato il nostro migliore amico – ha imparato a leggere le nostre espressioni facciali (e di conseguenza le nostre emozioni) meglio dei primati, con i quali condividiamo oltre il 99% del codice genetico. E noi, possiamo dire lo stesso?

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