Lupi e cani: uguali davvero? Fino a che punto?

Lupi e cani: uguali davvero? Fino a che punto?

Partiamo da un semplice numero, 96%. E’ la percentuale di geni che cani e lupi vantano in comune. Verrebbe immediatamente da pensare che si tratti di un quantitativo enorme, già da solo sufficiente per giustificare il motivo per cui la cinofilia per tantissimi anni si è basata sul cosiddetto modello “lupomorfico”, cioè lo studio del comportamento del cane a partire da quello del suo antenato lupo. Peccato che – sostenendo un discorso analogo – anche noi umani con gli scimpanzé condividiamo dal 95 al 98% dei geni (a seconda della corrente di studi), ma questo non significa che dobbiamo trascorrere le nostre giornate abbarbicati sugli alberi a mangiare banane.

Il motivo è (relativamente) semplice: non siamo ancora in grado di dire quanto il corredo genetico influenzi il comportamento e la mèra percentuale a comune, da sola non basta per affermare che cani e lupi debbano necessariamente condividere il medesimo sistema sociale.

Marc Bekoff – celebre studioso di etologia – ha osservato per anni i lupi nel loro habitat naturale, giungendo alla conclusione che i branchi di lupi in natura hanno un comportamento completamente diverso rispetto a quelli in cattività, principalmente per i seguenti motivi:

  • In natura, il branco è formato da individui della stessa famiglia (genitori, figli, fratelli di altre cucciolate, etc.); in cattività, i lupi condividono lo stesso territorio in maniera “forzata”, dunque comportamenti agonistici e competitivi sono molto più frequenti.
  • Quando il branco-famiglia in natura si scontra con un’altro branco-famiglia ( e dunque totalmente estraneo), allora sì che possiamo osservare quanto il lupo possa davvero diventare combattivo e sanguinario! Ma questo non accade altrimenti, perché all’interno del gruppo sociale i ruoli sono ben delineati, stabiliti e rispettati, in quanto si basano sul legame di sangue.
  • Il lupo più studiato è quello delle foreste americane (una sottospecie del lupo grigio), che non ha niente a che fare con il vero antenato del cane domestico. Ancora oggi esiste il dibattito su quale sia la vera sottospecie di lupo dal quale ha preso il via l’evoluzione del canis familiaris e comunque non possiamo escludere che in ogni parte del mondo la domesticazione sia partita contemporaneamente da ceppi diversi.
  • Molte manifestazioni di affiliazione all’interno del branco (foto a dx – fonte pinterest), sono state inizialmente bollate come “segnali di sottomissione” in maniera totalmente indistinta rispetto ai veri rituali di sottomissione (foto a sx – fonte pinterest), senza la minima interpretazione del contesto.

Si è così espansa a macchia d’olio la credenza che l’unico modo per farsi rispettare dal cane sia quello di imporsi con la forza, la violenza e la coercizione: niente di più sbagliato! Il cane (così come il lupo) è un’animale talmente complesso nella sua intelligenza che limitare il tutto alla mèra forza fisica significherebbe considerarlo alla stregua di un inetto. Se riflettiamo invece, non possiamo non considerare che il cane è forse l’unico animale in grado di comunicare contemporaneamente con altre due specie oltre alla sua! Avete mai pensato ad esempio ai cani da pastore tipo Border Collie? Vederli lavorare è stupefacente: recepiscono i comandi del padrone, li trasmettono sotto forma di segnali posturali al gregge e nel frattempo coordinano gli spostamenti degli altri “colleghi” cani…una vera e propria centralina! Io ritengo che già queste semplici osservazioni, siano da sole sufficienti per farci vedere il cane sotto un’altra luce, quella di un individuo a sé stante rispetto al lupo, con le sue esigenze, la sua personalità, il suo carisma e tutta una serie di caratteristiche speciali che gli hanno permesso di diventare il nostro migliore amico.

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