Tipi psicologici (di padroni)

Chissà se leggendo questo articolo Carl Jung (autore del celebre libro che ho volutamente omaggiato nel titolo) avrebbe sorriso, sicuramente non sarebbe rimasto stupito del sottile legame psicologico che va creandosi tra cane e padrone. Sarebbero tanti i punti di vista da analizzare, ma oggi vorrei soffermarmi su uno in particolare: la percezione che i proprietari hanno dei loro cani, quasi sempre lontanissima dalla realtà.

Attenzione, quando parlo di proprietari, intendo tutti: anche gli istruttori, gli educatori, i medici veterinari e il personale più esperto! Nessuno è immune a questa “malattia”. I tipi principali di padroni sono i seguenti:

  • IL COMPIACIUTO: di sovente è uomo e possiede un cane di taglia medio-grande, possibilmente molosso o lupoide. Il cane non è quasi mai castrato o sterilizzato, è giovane e attivo. Per questo motivo viene raramente lasciato libero e tende a manifestare spiccati comportamenti agonistici contro gli altri cani, che talvolta sfociano in vera e propria aggressività intraspecifica (cioè da cane a cane). Lo chiamo “compiaciuto” perché questo comportamento del cane, apparentemente, non sembra turbarlo, anzi! Lui lo considera un pregio, in quanto la “virilità” del cane (maschio o femmina importa poco) viene vissuta come un prolungamento della propria. Il cane è in tutto e per tutto uno status symbol. ASPETTI POSITIVI: solitamente queste persone vogliono molto bene ai loro cani e non li fanno mancare niente. ASPETTI NEGATIVI: se la situazione diventa ingestibile, non esitano a rivolgersi al più malfamato degli istruttori, poiché tendono a rifiutare il metodo “gentile”. Il loro motto è:

“Io sono il suo Padrone e lui DEVE fare quello che gli dico io!”

  • IL CROCEROSSINO: Parlo al maschile per non autoaccusarmi di sessismo, anche se per dovere di cronaca professionale, non posso non sottolineare che la stragrande maggioranza di questa tipologia di proprietario è donna. Il cane – taglia, razza e sesso in questo caso non sono rilevanti – è percepito come un figlio, un essere vivente quasi sempre salvato dal canile (se meticcio) o da un gruppo rescue (se di razza). Nessun problema se il cane è piccolo di stazza e/o ha un carattere quantomeno mediamente pacifico e socievole. La situazione si complica se “ciccino amore mio” ha l’aspetto di un torello di 40 chili o se in famiglia vivono bambini molto piccoli. ASPETTI POSITIVI: il cane è a tutti gli effetti un membro della famiglia, questa tipologia di padrone è disposta a fare (quasi) qualsiasi cosa per assecondare le esigenze del cane. ASPETTI NEGATIVI: il padrone non è praticamente mai disponibile ad accettare il fatto che il suo cane possa avere dei problemi tali da richiedere una terapia medica e/o comportamentale. Il suo motto è:

Tranquillo, non è cattivo, abbaia e ringhia perché vuole giocare!

  • IL CONSAPEVOLE: questa tipologia di proprietario è un po’ come gli ufo: tutti ne parlano ma nessuno ha le prove che esistano davvero! Scherzi a parte, padroni consapevoli degli aspetti caratteriali positivi e negativi dei propri cani ce ne sono davvero pochi e il motivo è molto semplice: nel nostro Paese, la legge vigente in materia non prevede nessun tipo di patentino obbligatorio. Va da sé che noi Italiani mai e poi mai faremmo qualcosa di buono solo per senso civico! Non c’è niente da fare, è ìnsito nel nostro dna. Perché dovremmo farlo se nessuno ci obbliga? ASPETTI POSITIVI: di solito, questi proprietari sono informati, hanno conoscenze di base sull’educazione e il comportamento, sono dediti all’ascolto. ASPETTI NEGATIVI: possono aver già avuto esperienze con altri educatori e/o istruttori e per questo motivo partire scoraggiati o – al contrario – avere aspettative molto alte. Il loro motto è:

Ho sbagliato tutto.

  • IL FENOMENO: Ebbene sì, il fenomeno è ovunque presente, anche in cinofilia. Di solito è un uomo non troppo giovane, un cosiddetto tuttologo, peccato però che qui si decida della vita di esseri senzienti. Probabile che il babbo o il nonno l’abbia cresciuto in mezzo ai cani e per questo motivo lui si senta in diritto di considerarsi un esperto. Proviene quasi sempre dalla scuola coercitiva (collari a strozzo, elettrici, etc.), potrebbe essere un cacciatore o uno che si è improvvisato addestratore di cani da guardia e da difesa. Tutti i suoi cani superano abbondantemente i 30 chili di peso. ASPETTI POSITIVI: ahimè, nessuno. ASPETTI NEGATIVI: se sei giovane, non ti ascolterà mai. Se sei giovane e donna, non ti guarderà nemmeno in faccia mentre parli. Se sei giovane, donna e pure carina lascia perdere. Ti metterà i bastoni tra le ruote e la pubblicità sarà pessima. Il suo motto è:

Sono 30 anni ormai che possiedo cani e ho sempre fatto così.

  • IL MENEFREGHISTA: spesso è un/a ragazzo/a giovane, senza figli, oppure una coppia, che si muove moltissimo con il cane, sia in ambito rurale che urbano. Può anche essere una persona con livello di cultura medio-alto, ma questo non cambia molto la situazione. Di solito il cane di questa tipologia di padrone è di razza e va molto di moda, è bello esteticamente e non ha mai seguito nessun tipo di corso di educazione o addestramento. Talvolta il padrone ha ceduto alle pressioni familiari prima di prendere il cane e adesso fa di tutto affinché la presenza di quest’ultimo gli modifichi la routine il meno possibile. ASPETTI POSITIVI: talvolta il padrone si affeziona e cambia atteggiamento verso il cane; si responsabilizza e decide con l’aiuto di un esperto di modificarne la gestione. ASPETTI NEGATIVI: se questo non accade, il cane rischia di diventare una semplice appendice delle famiglia, viene trascinato ovunque in maniera coatta o (forse peggio?!) vivere costantemente solo in giardino e abbandonato a se stesso. Il motto del proprietario è:

Non è mica colpa mia!

Non è importante in quale tipo di proprietario “patologico” (permettetemi il termine) ci riconosciamo. E’ anche possibile cambiare atteggiamento nell’arco della nostra vita. Cambia l’età che abbiamo quando adottiamo un cane, cambia il cane stesso (quando viene a mancare) e soprattutto si modificano nel corso del tempo le nostre esigenze, personali e familiari. Quello che davvero conta è il modo in cui noi ci poniamo verso le creature con cui abbiamo deciso di condividere le nostre vite. Siamo in grado di comprenderli? Di capire i segnali che ci inviano? Riusciamo a mettere da parte le nostre convinzioni, le nostre esigenze personali e i cliché che da sempre ci accompagnano, per soffermarci solo qualche minuto su ciò che sarebbe meglio per loro? Prima di prendere qualsiasi patentino, di leggere il più famoso dei libri, di frequentare il più in voga degli sport cinofili…ci dovrebbe essere questo: l’ascolto. E l’osservazione. Il tutto condito da un pizzico di empatia senza pregiudizio. Chissà che magari anche il nostro rapporto con loro non possa trarne fin da subito giovamento…provare per credere!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto